La Grande Barriera Corallina verso la morte?

Nel 2016 la grande barriera australiana ha subito un processo di sbiancamento nel 90% dei coralli e la morte del 20% di essi a causa di un temporaneo aumento della temperatura del mare fino a 4 gradi

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Quando l’acqua si riscalda troppo i coralli diventano bianchi a causa dello stress, e per sopravvivere devono superare un’incredibile prova di resistenza. Quando le temperature superano di 2°C le medie massime, le alghe simbionti dei coralli, chiamate zooxantelle, diventano tossiche e costringono i coralli ad espellerle. Questo determina lo sbiancamento dello scheletro, mettendoli a rischio di inedia.
Un nuovo studio pubblicato da poco su Nature, sostiene che la Grande Barriera potrà sopravvivere solo se verranno prese misure urgenti per ridurre il riscaldamento globale e tenere sotto controllo la temperatura dell’acqua. Gli effetti potrebbero infatti essere devastanti. Se le emissioni di gas a effetto serra dovessero continuare al ritmo attuale, i coralli potrebbero sbiancarsi fino alla morte entro il 2050. Il riscaldamento globale è infatti la minaccia numero uno per la barriera corallina. Lo sbiancamento che si è verificato nel 2016 rafforza fortemente la necessità urgente di limitare il cambiamento climatico, come concordato dai leader mondiali nell’Accordo di Parigi.

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La barriera ospita oltre 1500 specie di pesci, 6 delle sette specie di tartarughe marine esistenti e 30 specie di cetacei marini. Se questo non bastasse, come sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO è un baluardo del turismo, che ha creato circa 70.000 posti di lavoro e contribuisce all’economia australiana con oltre 6 milioni di dollari. Nonostante la ricerca sia stata condotta mesi fa, la sua pubblicazione coincide con l’evento di sbiancamento più grave che abbia mai colpito la Grande Barriera Corallina. La causa scatenante è stata El Niño, che complice il cambiamento climatico ha devastato il 75% della parte settentrionale della barriera, con uno schema che coincide con le previsioni fatte dai ricercatori.

Fonte: nationalgeographic.it

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Mi chiamo Stefano e studio Nutrizione Animale. Mi piacciono la natura, gli animali, la lettura e sognare a occhi aperti.
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