La vera storia del film ‘Lo squalo’

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Lo squalo (Jaws) è un film del 1975 diretto da Steven Spielberg, basato sull’omonimo romanzo di Peter Benchley.
Prototipo thriller del blockbuster estivo, la sua uscita è considerata come un momento di svolta nella storia del cinema e per l’avvento della New Hollywood. Racconta di un grande squalo bianco, mangiatore di uomini, che attacca dei bagnanti sull’isola di Amity, un immaginario luogo di villeggiatura estiva, spingendo il capo della polizia locale a cercare di ucciderlo con l’aiuto di un biologo marino e un cacciatore di squali professionista.
La pellicola uscì nelle sale statunitensi il 20 giugno 1975. Generalmente ben accolto dalla critica, Lo squalo divenne il film di maggior incasso nella storia all’epoca, e lo rimase fino all’uscita di Guerre stellari (1977). Vinse 3 Premi Oscar per il montaggio, il sonoro e la colonna sonora a John Williams, oltre a consacrare la fama di Steven Spielberg allora regista poco conosciuto, ed è spesso citato come uno dei film migliori di sempre.

Locandina della città immaginaria di Amity

Quello che però in molti non sanno, è che il romanzo da cui si ispirò Spielberg per la realizzazione del film, è ispirato a una storia vera verificatasi lungo la costa del Jersey Shore nel 1916.
Gli attacchi di squalo del Jersey Shore avvennero lungo la costa del New Jersey tra il 1º e il 12 luglio 1916, nei quali quattro persone rimasero uccise e una ferita. Dal 1916 gli studiosi portano avanti un dibattito a proposito di quale specie di squalo fu responsabile dell’accaduto e se altri animali ne furono coinvolti. Gli attacchi avvennero in un’estate caratterizzata da un’insolita ondata di caldo e da un’epidemia di poliomielite nel nord-est degli Stati Uniti, che fece spostare migliaia di persone nei resort del Jersey Shore. Attacchi di squali lungo la costa est degli Stati Uniti fino alle coste di Florida, Georgia e Carolina del Sud erano rari, ma gli studiosi credono che l’incremento della presenza di squali e umani in acqua ebbe come conseguenza gli attacchi del 1916.

Le reazioni locali e nazionali in seguito agli attacchi generarono un’ondata di panico e scatenarono la caccia allo squalo, che aveva come obiettivo eliminare i grandi squali predatori e salvare l’economia della comunità marittima del New Jersey. Le città marittime aggiunsero alle spiagge pubbliche delle reti di metallo per proteggere i nuotatori. La conoscenza scientifica riguardante gli squali prima del 1916 era basata solo su congetture e speculazioni. Gli attacchi portarono subito gli ittiologi a fissare, per la comunità, quali fossero le abilità degli squali e la natura dei loro attacchi. Ancora oggi non si sa con esattezza che specie di squalo fu quella che terrorizzò la costa del New Jersey. All’epoca si ipotizzò che il responsabile fosse uno squalo bianco (Carcharodon carcharias), pescato lì vicino, nel cui stomaco furono rinvenuti resti umani. Tuttavia alcuni attacchi avvennero anche nel fiume lì vicino e lo squalo bianco non può vivere in acque dolci, quindi si indicò un nuovo responsabile, l’unico squalo che vive in acque dolci: lo squalo leuca (Carcharhinus leucas).

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Squalo bianco

Come incominciarono quindi gli attacchi?
Il venticinquenne Charles Vansant fu il primo ad essere attaccato mentre stava nuotando a pochi metri dalla riva a Beach Haven. Un altro nuotatore lo riportò a terra, ma morì la notte stessa in ospedale. Come nel film, solo poche persone vennero a conoscenza dell’attacco, e il New York Times ne scrisse in un paio di paragrafi sepolti nel mezzo del giornale.
Cinque giorni dopo, il 6 luglio, fu attaccato Charles Bruder, che morì sulla spiaggia. Lavorava come portiere all’Hotel Spring Lake e la sua morte occupò la prima pagina del New York Times. Tuttavia non fu sufficiente per mantenere la gente fuori dall’acqua, in quanto nessuno ricordava che ci fossero stati attacchi in passato. Le autorità locali avevano paura che una cattiva pubblicità potesse tenere lontani i turisti estivi e chiesero un qualche intervento ufficiale.
Il sindaco di Spring Lake organizzò una barca per pattugliare l’area alla ricerca degli squali. Questa barca trascinava pezzi di carne attraverso l’acqua, mentre gli uomini aspettavano a bordo con i fucili che lo squalo venisse in superficie. Non ne venne nessuno. Incredibilmente, gli esperti di squali dell’epoca aiutarono a calmare la paura annunciando che era sempre molto inverosimile che uno squalo attaccasse un nuotatore, e in ogni caso le sue mascelle non erano abbastanza potenti da mordere al punto da danneggiare le ossa delle gambe umane. Così, dando loro credito, Spring Lake ed il vicino Asbury Park misero delle reti a protezione delle loro spiagge, precauzione questa, ritenuta da molti ridicola.

Il 12 di luglio, sei giorni dopo l’ultimo attacco, si verificò un nuovo attacco. Questa volta nell’estuario di un tributario del Matawan, circa 11 miglia all’interno. A causa di un’ondata di calore, il dodicenne Lester Stilwell aveva il pomeriggio libero dalla segheria meccanica dove lavorava. Con degli amici, andò a nuotare nella locale zona di balneazione.
Il Capitano Thomas Cottrell, un pescatore in pensione, vide una grande ombra scura muoversi lungo l’estuario, telefonò subito alla polizia e poi provò ad allontanare le persone che entravano in acqua. Molti pensarono che fosse un pazzo, dopotutto erano a diverse miglia dal mare e l’estuario era molto stretto, che cosa ci avrebbe fatto, li, uno squalo? Sfortunatamente, quel pomeriggio, il dodicenne Lester fu trascinato giù da uno squalo. Stanley Fisher corse in acqua e senza sapere cosa stesse accadendo al ragazzo, si immerse per soccorrerlo. Trovò il suo corpo e iniziò a portarlo verso riva e dopo diede un urlo e cadde. Un grosso pezzo di carne, dall’anca al ginocchio, gli era stato strappato. Fu trasportato in treno all’ospedale, dove morì quella notte.
Le autorità, quasi impazzite per questo, decisero di minare l’estuario. Tuttavia, prima ancora che iniziassero, ci fu un’altra vittima dello squalo. Joseph Dunn, 14 anni, fu attaccato più giù nel fiume molto vicino al luogo dove il Capitano Cottrell aveva visto lo squalo la prima volta. Dunn ed i suoi amici furono avvertiti dalla spiaggia degli altri due attacchi più in alto e stavano guadagnando la riva quando accadde. Egli era l’ultimo in acqua e già stava salendo sopra la scaletta quando lo squalo gli afferrò le gambe. Ebbe una quantità di muscoli e pelle lacerati e fu portato subito all’ospedale.
La città finì per impazzire. Fu acquistata tutta la dinamite disponibile e per ore si udirono esplosioni continue lungo tutto l’estuario.
Subito dopo fu tenuta una riunione di gabinetto a Washington e molto si discusse sul problema degli squali. Il Presidente Wilson ordinò alla guardia costiera di usare ogni mezzo per allontanare gli animali o ucciderli. L’affluenza nell’area, in seguito, risultò censurata dalle dichiarazioni dei media, che impaurivano la gente con storie di squali. La stima fu di una perdita di circa un milione di dollari. Le dichiarazioni che seguirono spiegarono che nell’area non c’era una quantità di squali superiore a quella di ogni altra estate.

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Squalo leuca

 

I film che hanno come protagonisti attacchi di squali, hanno tuttavia portato nel corso degli anni, a sentimenti di odio e terrore da parte dell’essere umano dei confronti di questi pesci. Sono infatti oltre 100 milioni gli squali uccisi ogni anno nel mondo. Lo rivela uno studio di un’università canadese, che evidenzia come queste cifre non siano compatibili con la possibilità di mantenere stabili le popolazioni di pesci.  I ricercatori sono stati in grado di calcolare che vengono uccisi ogni anno una percentuale compresa tra il 6,4% e il 7,9% di squali di tutte le specie.
Per avere un’idea di cosa rappresentino queste cifre, basti sapere che in base alle analisi degli studiosi (condotte su 62 specie di squali) affinché le popolazioni di questi pesci restino stabili non si può superare una soglia del 4,9% di uccisioni annuali. Qualunque percentuale superiore a questa rappresenta una minaccia per la sopravvivenza a lungo termine di specie come lo squalo longimanus, lo smeriglio o vari squali martello. Gli squali inoltre sono animali particolarmente a rischio in quanto impiegano molto tempo a crescere e sono poco prolifici.

La colpa di questa strage è della proliferazione della pratica illegale del “finning“, ovvero la rimozione delle pinne, che è aumentata vertiginosamente dagli anni ’90 per rispondere alla crescente domanda di zuppa di pinne di squalo, considerata una prelibatezza in varie zone dell’Asia al pari del tartufo o del caviale: una ciotola di zuppa può arrivare a costare persino 60-70 euro. Anche se la caccia ad alcune specie di squalo è consentita, il “finning” illegale avviene quando i pescatori rimuovono le pinne dagli squali vivi e poi li ributtano in mare agonizzanti e senza dichiararne la cattura una volta tornati in porto per evitare di superare le quote di pesca consentite.

Fonti: https://it.wikipedia.orgwww.squali.comnationalgeographic.it

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Mi chiamo Stefano e studio Nutrizione Animale. Mi piacciono la natura, gli animali, la lettura e sognare a occhi aperti.
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