120 battiti al minuto: quando il desiderio di vita sovrasta l’indifferenza della politica

image_pdfimage_print

Un film importante che mette in scena la triste pagina di un storia non così lontana dalla nostra, dove AIDS e omosessualità cercano di riscattare ogni pregiudizio.

Quella di Sean è solo una delle tante voci all’interno di Act-Up Paris, un’associazione di giovani attivisti nata nel 1989 all’interno della comunità omosessuale parigina su modello dell’omonimo gruppo-madre newyorkese, per difendere i diritti di chiunque fosse malato di AIDS. Il film ci catapulta nella Francia dei primissimi anni novanta dove, durante il secondo mandato presidenziale di Mitterand, ci confrontiamo con una società civile indifferente, confusa e per niente informata sui rischi legati al virus dell’Hiv, sulla sua propagazione e le misure preventive per evitarlo.

In un contesto storico dove l’inerzia e l’ostruzionismo del potere pubblico si rendono indirettamente responsabili della morte di molti ragazzi, il film mette in scena una vera e propria rivoluzione politica e sociale in cui migliaia di giovani eroi combattono a denti stretti e a pugni serrati per sormontare le barriere innalzate da una classe politica reticente, ostile e disinteressata. Di fronte la diffusione di un’epidemia che miete sempre più vittime e conta seimila contaminazioni all’anno tra gay, tossici e prostitute, lo scopo degli attivisti di Act-Up è quello di informare, sensibilizzare e risvegliare le coscienze della popolazione nazionale, invitando i giovani ad evitare rapporti sessuali non protetti e siringhe di seconda mano e sollecitando le case farmaceutiche alla sperimentazione. Dall’occupazione di aule scolastiche al lancio di preservativi e sangue finto nei laboratori farmaceutici, al grido di Silence = Mort, le azioni di protesta di Act-Up sono note per essere violente e particolarmente indisciplinate allo scopo di attirare l’attenzione dei media e della popolazione nazionale e di combattere un sistema politico arenato nella melma delle proprie priorità.

Il film rappresenta in modo tremendamente realistico le lotte, i dibattiti, gli scontri, le morti e i dolori di una generazione di giovani combattenti totalmente coinvolti e fermamente convinti delle proprie idee, in un’epoca in cui essere sieropositivi rappresentava una condanna agli occhi dell’opinione pubblica e un biglietto di solo andata verso il mondo dell’oblio e dell’emarginazione. In una fitta trama di momenti drammatici e commoventi, di tanto in tanto, 120 battiti al minuto si farcisce di scene di giubilo e apparente spensieratezza, come quella del Gay Pride o delle lunghe serate in discoteca, a testimoniare quello sconfinato spirito vitale e desiderio erotico che solo un gruppo di giovani sul baratro della morte e con una società che volta loro le spalle può avere. 

L’asse drammatico che sostiene il filo del racconto viene ad essere lievemente assottigliato dalla storia d’amore tra Sean e Nathan, un nuovo adepto al gruppo degli attivisti, che nasce coraggiosamente e si incastona tra momenti di dibattito e altri di insurrezione in pubblica piazza. Alternando eros e thanatos, 120 battiti al minuto racconta e trascrive su una pellicola cinematografica la triste pagina di una storia non poi cosi lontana dalla nostra, mettendo a nudo la realtà dei fatti senza retorica e falsi pudori.

Fonte immagine: www.lesinrock.com
Close
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: