La rivincita di Taylor Swift. [RIBVIEW]

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Taylor Swift è tornata e lo ha fatto col botto: dopo mesi e mesi di silenzio mentre il mondo faceva a gara a chi la riuscisse ad umiliare nel modo più creativo possibile, eccola nuovamente ai vertici delle classifiche con un disco dalle sonorità insolite che racconta una nuova storia, quella della sua rivincita. Ecco cosa ne penso.

Estate del 2009. Il me dodicenne, alle soglie della pubertà e con la camera tappezzata di poster di Ashley Tisdale, rimaneva totalmente imbambolato ogni volta che MTV passava i video di una ragazzina coi boccoli biondi e gli abiti da principessa. Oggi la chiamerebbero una basic bitch. Ed io chiaramente me ne innamorai subito. Al tempo pensavo di avere un debole per le bionde. Col passare degli anni mi resi semplicemente conto di essere una di loro. Così feci qualche ricerca online (supervisionato da mio padre, dal momento che alle medie potevo usare il computer soltanto per un’ora al giorno) e ne scoprii il nome: Taylor Swift. Ancora non sapevo che al liceo avrei preso 10 in inglese grazie ad una presentazione power point interamente basata su di lei. E soprattutto non sapevo che in nemmeno un decennio sarebbe diventata la serpe più velenosa di tutta Hollywood.

In pochi fuori dagli Stati Uniti avevano idea di chi fosse Taylor Swift prima che Kanye West la sfanculasse tanto platealmente in diretta mondiale ai VMAs del 2009 facendo irruzione sul palco durante il suo discorso di ringraziamento, strappandole il microfono dalle mani e sostenendo ciò che l’intero universo pensava in quel momento: il premio come Miglior Video Femminile sarebbe dovuto andare a Beyoncé per Single Ladies, e non a quella trashata incredibile di You Belong With Me. Ma, come mamma mi ripete ogni volta che oso aprire bocca, ci sono modi e modi di dire le cose. E, Mr West, tutti i miei pensieri riguardo questa faccenda sono facilmente sintetizzabili in questo tweet.

Chiamatelo karma, ma è principalmente grazie a questa tragica figura di merda che i media non hanno smesso un attimo di parlare di lei. La dolce e timida ragazzina bianca la cui innocenza era stata deturpata dall’esuberante e patetico uomo nero è all’improvviso diventata una delle cantautrici di maggior successo della storia. E anche per questo motivo, le polemiche non sono tardate ad arrivare: ma perché ha così tanti fidanzati? perché non smette di fingersi sorpresa ogni volta che vince un premio? perché deve sempre fare la vittima? perché non rilascia i suoi album in streaming? perché va in giro solo con ragazze ricche e perfette? perché continua a comportarsi da fidanzatina d’America se attorno a lei tutti sostengono quanto sia falsa e insopportabile? Beh, permettetemi di rispondere citando un altro iconico tweet.

E quanto c’aveva ragione Katy Perry a parlare di Taylor in questo modo, addirittura mesi prima che quest’ultima le distruggesse la carriera pubblicando il video di Bad Blood. Ma ormai siamo lontani anni luce dalla catfight Swift – Perry. Ne hanno usufruito, ha dato i suoi frutti, può cadere nel dimenticatoio. Ormai si parla di faida Swift – mondo. Perché Taylor non è in grado di suscitare indifferenza: o la si ama o la si odia. Proprio come Regina George, Sharpay Evans e Chanel Oberlin, i visi angelici più crudeli dell’ultimo ventennio. E voi chiaramente potete immaginare da che parte io stia. Come posso non nutrire massima adorazione nei confronti di una che ha spezzato i cuori di decine di ragazzi e si è fatta spezzare il cuore da decine di ragazzi al solo scopo di completare le tracklist dei suoi album? Una che da contadinotta col cappello da cow girl e gli stivaloni rosa glitterati, si è lisciata i capelli trasformandosi in una divinità eterea con gambe chilometriche che veste Elie Saab? Una che da bambina prodigio della musica country in soli 5 album ha portato a termine un’evoluzione musicale impeccabile rientrando nel novero delle popstar più influenti del pianeta? Una che nei suoi primi brani si intimidiva a descrivere i fugaci bacetti che rubava al fidanzatino seduta nel suo pick up sperduto in una campagna del Tennessee e ora addirittura ansima mentre ammette di essersi comprata un vestito solo per vederselo togliere di dosso? Una che sa scegliersi alla perfezione gli amici ma seleziona ancor meglio i suoi nemici e che se per sbaglio le fai un torto le è sufficiente scrivere una canzone e tu non esisti più? Una che col terzo album ha venduto nella prima settimana in America la bellezza di 1 milione di copie, col quarto 1.200.000, col quinto quasi 1.300.000 e col sesto si appresta a fare persino di più, mentre il resto delle sue colleghe coetanee a malapena raggiunge le 100.000 copie?

la copertina dell’album

Prendiamo il coraggio di riciclare tutte le offese che le sono state rivolte nel corso degli anni, usandole come pretesto per pubblicizzare il suo ultimo lavoro discografico. Uniamoci mesi e mesi di silenzio ed una resurrezione da 43.2 milioni di visualizzazioni in 24 ore. Aggiungiamoci un sound da lei mai esplorato prima, testi pullulanti di malefiche frecciatine ed un attitude da bulletta del liceo che ti aspetta fuori dai bagni per fregarti i soldi della merenda. Abbiamo ottenuto reputation. Chi si aspettava un disco carico di rabbia, si è trovato deluso. L’ira ha ceduto il posto al divertimento che la cantante prova nel prendersi gioco dei suoi aguzzini e che raggiunge il suo apice nella risata isterica del bridge di This Is Why We Can’t Have Nice Things. La Taylor super pop di 1989 ha compiuto un ulteriore salto in avanti, con sonorità più urban che le permettono di calarsi nelle –più o meno credibili– vesti da gattara ragazza cattiva. Cattiva, ma comunque innamorata: tutte le tracce in cui non allude alla sua ormai marcescente reputazione, sono adorabili love songs dedicate all’uomo che da qualche mese a questa parte le ha rubato il cuore, l’attore Joe Alwyn. Ciò che appare certo è che la old Taylor is veramente dead. Io, onestamente, spero sia solo in coma e possa riprendersi nel giro di qualche anno. Perché sì, mi sono trovato senza rendermene conto ad acquistare chocker e tirapugni borchiati online mentre ascoltavo il disco e la cosa non mi è dispiaciuta affatto. Ma subito dopo l’idea di una futuro album con una traccia alla All Too Well mi ha dato fuoco al cuore, riempiendolo di speranza. Ad ogni modo, grazie Kim Kardashian per aver costretto questa stronza a togliersi la maschera da pecorella smarrita. Perché noi la preferiamo così, meno fragolina dolcecuore e più badass vendicativa pronta a ficcare Louboutin su per il culo di chi le rompe il cazzo.

 

…READY FOR IT?

Non eravate pronti per una canzone in cui Taylor invita il suo partner a tramutare in realtà le zozzate che per ora hanno fatto solo nei suoi sogni, ammettetelo. E forse nemmeno eravate pronti per un album interamente basato sul concetto reputazione rovinata che sembra essere stato registrato da Sharpay Evans non appena Gabriella Montez le spiaccica sbadatamente il pranzo sulla giacchetta nuova di fronte a tutta la scuola in mensa. Ma ormai avete premuto play, non potete più tornare indietro. Let the games begin.


E
ND GAME feat. Ed Sheeran & Future

La collaborazione meno desiderata del millennio è qui e, per quanto preferirei farmi fare il contouring da CleoToms con una sparachiodi piuttosto che sentire ancora una volta la voce di Ed Sheeran nel corso della mia esistenza, il mood quando parte questa canzone è uno solo:

 

I DID SOMETHING BAD

Se quel RA TA TA TA TA TA TA TA TA TA DEATH TRAP! non bastasse a renderlo uno dei pezzi migliori del disco, sappiate che qui Taylor ammette di essersi sentita benissimo ad aver fatto tutte le cattiverie di cui è stata accusata, concludendo con un iconico“stanno mettendo sul rogo tutte le streghe, anche se non sei una di loro; dunque datemi fuoco!”. Serving Giovanna D’Arco realness. Wig flew.

 

DON’T BLAME ME

“Non incolpare me, è stato il tuo amore a rendermi pazza”.
Come ti capisco, Taylor. Ho usato la stessa scusa quando sono stato beccato da uno dei miei ex a scrivere il mio nome nella barra di ricerca di whatsapp per leggere tutte le volte in cui parlava di me coi suoi amici.

 

DELICATE

 

LOOK WHAT YOU MADE ME DO

Questa nemmeno si commenta. Questa si elogia ebbasta.
Sì, va bene, è spazzatura, come d’altronde gran parte dei lead singles di ogni sua era.
Ma mentirei sei dicessi di non essermi venuto nelle mutande la prima volta che l’ho sentita.
E pure la seconda. Anzi, forse non ho mai smesso di farlo.

 

SO IT GOES…

“Sai che non sono una cattiva ragazza, ma faccio cose cattive con te”

 

GORGEOUS

“Non c’è nulla che odio più di ciò che non posso avere”.

 

GETAWAY CAR

Taylor fa riferimento ai suoi ultimi fallimenti amorosi usando come metafora la tormentata relazione dei fuorilegge americani Bonnie & Clyde. Ed effettivamente questa nuova immagine dark della cantante non si allontanerebbe di molto da quella della celebre criminale. Se la celebre criminale in questione si fosse nutrita unicamente di Pumpkin Spice Latte e il suo massimo traguardo nella vita fosse stato imparare a farsi le boxer braids grazie ad un tutorial su Youtube.

 

KING OF MY HEART

È arrivata la fine di tutte le fini?”.
Parafrasando: ho davvero trovato l’uomo della mia vita?
Taylor, onestamente…

 

DANCING WITH OUR HANDS TIED

Pazzesca. Spero che Calvin Harris la stia ascoltando mangiandosi le mani, proprio così.

No, scusate, ho sbagliato gif.

 

DRESS

C’è solo una cosa che vorrei fare sulle note di questa canzone.

 

THIS IS WHY WE CAN’T HAVE NICE THINGS

“Brindo ai miei veri amici,
loro non fanno caso alle dicerie.
Brindo al mio ragazzo,
che non sta leggendo i modi in cui vengo definita ultimamente.
Brindo a mia madre,
che ha dovuto ascoltare tutti questi drammi.
E brindo anche a te,
perché il perdono è una cosa davvero carina da fare.
AHAHAHAHHAAHAHAHAHAH,
non riesco nemmeno a dirlo con una faccia seria.”

P.S. il fatto che se prendessimo a caso uno degli status che ho postato su Facebook tra il 2009 e il 2012 troveremmo indubbiamente qualcosa di identico al bridge di questa canzone me la fa amare ancora di più. Once a mocciosetta rancorosa, always a mocciosetta rancorosa. 💕

 

CALL IT WHAT YOU WANT

Una P E R L A.

 

NEW YEAR’S DAY

Tra tutti i motivi esposti in questa ribview, quello che maggiormente mi ha spinto a venerare Taylor Swift sin dalle origini è il talento che vanta nella scrittura e che ha bene o male mantenuto intatto nel corso della sua intera crescita artistica. Con questo disco pare però che abbia preferito distorcersi la voce, mugugnare e tramutare in musica le frasi d’odio scritte nel suo personale Burn Book piuttosto che travolgerci l’animo come suo solito con versi che farebbero commuovere persino Michelle Hunziker che di solito sta sempre a ridere e nessuno ha capito ancora perché. Ma, anche se come ultima traccia, un pezzo che richiama la old Taylor ce l’ha messo e non potremmo esserle più grati.

 

Se volete ascoltare il disco… niente, non ho alcun link Spotify da allegare stravolta. La serpe non ha pubblicato reputation su nessuna delle piattaforme di streaming online esistenti. Quindi, se vi va, acquistatelo e fatemi sapere che ne pensate. Sono @ribster_ su instagram (qui) e twitter (qui). Un baci8 🐍

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HEY! io sono ribster e siccome amo alla follia esprimere giudizi su argomenti che non mi competono, ho deciso di iniziare a farlo direttamente su un blog! se avete voglia di leggermi sparare a zero sui vostri artisti preferiti e volete scaricare la tensione insultandomi, SONO QUI!

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