The Place: un patto col diavolo in cambio di una promessa, ma a che prezzo?

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Ispirato alla serie tv americana The Booth at the End, Paolo Genovese torna al cinema con un dramma psicologico che riprende la struttura corale e l’unicità nell’ambientazione di Perfetti Sconosciuti.

The Place é il nome di un bar romano come tanti altri, un posto, per l’appunto, dove incontrarsi per un caffe o un aperitivo alla fine di una lunga giornata di lavoro. Con la sua luce soffusa e il suo incessante chiacchiericcio, The Place é liberazione, rilassatezza e distrazione, tutto ciò che un comune altro bar potrebbe essere. Una tavola calda che tra le sue vetrate racchiude risate, confidenze e parole e che, nel chiassoso intreccio di vite che vi si accavallano, sembra mimetizzare la presenza di una figura umana senza un’apparente identità, nome o storia.

Un uomo che, fedelmente ancorato al suo tavolino e ad una consunta agenda rivestita di pelle nera, ascolta attentamente le richieste di persone che ogni giorno e ritualmente si presentano e siedono al suo cospetto. Avverare una fantasia erotica, ripristinare o cancellare per sempre un rapporto, miracolare un bambino malato di cancro, queste e altre richieste si susseguono giornalmente sotto lo sguardo imperturbabile del misterioso protagonista. Ogni richiesta gode della potenzialità di poter essere soddisfatta ma non a zero costi. Senza inibizioni, l’uomo rivela freddamente ad ognuno dei suoi interlocutori la missione che questi dovranno portare a termine al fine di vedere il proprio desiderio avverato.

La chiave della promessa è, di fatto, quella di completare il compito dettato dall’uomo: violentare una donna, insabbiare una denuncia, uccidere una bambina e far saltare una bomba. Atti indicibili che mettono ogni uomo o donna al bivio tra il proprio desiderio e il coraggio di macchiarsi di un orrendo reato. Un vero e proprio patto col diavolo. Ogni interlocutore vive il desiderio di una promessa turbato dalle conseguenze, dalla gravità dell’atto e in perenne conflitto con il proprio complesso di valori, interrogandosi se esista un compromesso tra peccato ed etica.

I singoli colloqui vengono tacitamente seguiti dallo sguardo discreto di Angela, un’attraente barista che, esterna a quella miriade di anime infelici e apparentemente disposte a tutto pur di essere accontentate, cerca senza successo un’occasione di confronto amichevole con l’uomo-demone, divenuto ormai cliente fisso del The Place.

Esistono molte strade percorribili per affrontare un problema, ma la vera difficoltà è quella di capire quale sia la meno compromettente. La storia dimostra come non sempre esiste una soluzione facile e indolore e che a volte lasciare le cose seguire il loro corso naturale pare essere la scelta migliore, ma anche la più difficile e sacrificante. Certo è che nessuno si salva da solo e anche ad un uomo-demone può essere concessa una possibilità di fuga e salvezza.

Fonte immagine: www.panorama.it
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