Il pop lurido di Tove Lo che farebbe sentire sporca anche la vostra amica più suora.

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La giovane cantante svedese Tove Lo è tornata con un nuovo lavoro discografico che presenta il terzo e quarto capitolo della meravigliosa saga musicale iniziata nel precedente album Lady Wood. Ecco cosa ne penso.

Ho riflettuto per giorni su come iniziare questa ribview interamente dedicata a Tove Lo, ma non sono riuscito a trovare un incipit che potesse essere almeno in minima parte degno della sensazionalità dell’artista in questione, o quantomeno adatto a sintetizzarne i tratti essenziali in modo da riuscire a presentarla in maniera efficace anche agli occhi di coloro che non ne avessero mai sentito parlare. Poi, per caso, mi sono imbattuto in questo tweet ed ho pensato che non potesse esistere introduzione migliore.

È stata infatti Habits (Stay High) a permettere ad Ebba Tove Elsa Nilsson di ascendere al successo, riuscendo nel giro di un anno ad estendere la sua presenza passando dagli iPod ammaccati dei teenager mentalmente più instabili fino a raggiungere, grazie al remix degli Hippie Sabotage, persino i locali più tamarri. Locali in cui presumibilmente nessuno, tra un virilissimo pogo ed un sensuale movimento di fianchi, è mai riuscito a capire il testo della canzone in cui la cantante semplicemente ammette di aver trascorso gli ultimi mesi a vomitare, flirtare coi padri di famiglia al parco giochi e sfasciarsi di droga pur di tenere la mente lontana dal ricordo della sua ultima relazione. Con una premessa simile, è impossibile non provare un interesse istantaneo nei suoi confronti. Ma se non siete ancora convinti, concedetemi la possibilità di offrirvi un altro buon motivo per cui Tove Lo alla fine di questa ribview diventerà la nuova compositrice ufficiale della colonna sonora della vostra vita.

 

la copertina dell’album

Dall’album d’esordio Queen of the Clouds, fino al successivo Lady Wood e al più recente BLUE LIPS, uscito il 17 novembre, la cantante non ha mai cessato di riferirsi in maniera esplicita al sesso all’interno dei suoi pezzi, fino a giungere al sovvertimento degli stereotipi di genere. Gli ultimi due lavori discografici, in particolare, sono strettamente dipendenti l’uno dall’altro, e se il titolo del primo non è niente meno che un modo per alludere all’eccitazione femminile nei termini dell’erezione maschile, con“labbra blu” Tove Lo si riferisce al modo in cui si presentano i genitali femminili in stato di eccitazione se privati di sollievo sessuale. Parafrasando per le varie Giulie De Lellis che mi leggono: agli uomini vengono le palle blu quando sono arrapati e non eiaculano per tanto tempo, alle donne le labbra. Disgustoso? Io direi geniale.

 

Ma non ve ne farei una colpa nel caso in cui riteneste Tove Lo una sciattona maleodorante, d’altronde è sufficiente dare un’occhiata alle sue foto su instagram per capire che probabilmente non si lava i capelli da marzo. Eppure questa è un’altra delle caratteristiche che amo di lei: come riesca ad essere allo stesso tempo sia fatta che sfatta, in sostanza un ossimoro vivente. Voi forse pensate che Baudelaire e Rimbaud mangiassero col tovagliolo sulle cosce per non sporcarsi e si lavassero i denti al termine di ogni pasto. Nient’affatto! L’essere zozzo è una peculiarità di ogni poeta maledetto. Per questo m’immagino Tove Lo barcollare tra un night club e l’altro coi collant stracciati, i capezzoli turgidi, l’alito che sa di rum e le ascelle che puzzano di sudore e libertà (il mio ideale di donna praticamente, e forse è per questo esatto motivo che sono gay). Il suo pop riflette esattamente il suo personaggio: lurido, trucido, sporco, esplicito ma allo stesso tempo sfrontato, dignitoso, carico di tensione sessuale e velato di un’inestinguibile tristezza esistenziale. Diamo un’occhiata alla tracklist:

 

LIGHT BEAMS

“Motherfucking queen of the disco tits”

 

disco tits

Una pazzesca poesia d’amore che mi piace pensare sia ambientata in uno dei trashissimi locali gay milanesi che sono solito frequentare. Ogni volta che la sento rimango esterrefatto dal modo sublime in cui riesce a descrivere alla perfezione e in poco meno di quattro minuti NON SOLO tutto ciò che gli altri fanno quando vanno a ballare (I say hi, you say hi / We stay high / You look so pretty yeah),  ovvero limonare con avvenenti sconosciuti fino a perdere i sensi, MA PERSINO tutto ciò che faccio io (I’m sweat from head to toe / I’m wet through all my clothes), ovvero sudare e lamentarmi di essere sudato.

shedontknowbutsheknows

Le donne lo sanno, diceva il grandissimo Ligabue in una delle sue totalmente identiche canzoni. E non sbagliava affatto! Se vi sembra che la vostra fidanzata non sia a conoscenza del fatto che la sera al posto di recarvi al campo con gli amici andate a pucciare le labbra nella fagiana di un’altra o se credete che non abbia la minima idea di tutte le fotoculo altrui che tenete salvate in galleria, beh sbagliate di grosso. Lei sa.


P.S. so che se state leggendo questo articolo siete tutti omosessuali e problemi simili non vi riguardano nemmeno lontanamente, ma cercavo solo di rivolgermi ad un pubblico più vasto per non suonare eterofobo.

 

shivering gold

Tutto ciò che posso dire dopo aver ascoltato questo pezzo:

 

don’t ask don’t tell

Baby, don’t ask, then don’t tell
Already know you’re fucked up
And it’s cool with me

 

stranger

You’re my stranger in the dark
I am lonely, lonely heart
Waiting for someone to take me home
E nel frattempo…

 

bitches
“Permettimi di farti da guida mentre mi mangi la figa”

 

PITCH BLACK

È con questo interlude che Tove Lo annuncia il quarto capitolo della saga: nessuna parola, solo musica in grado di dar luogo all’atmosfera cupa e senza speranza che prenderà il sopravvento sul resto del disco.

 

romantics feat. Daye Jack

Il pezzo meno forte del disco, ma cercherò di risollevarne le sorti postando una gif di Nick Jonas che gattona sopra Tove Lo.

 

cycles

No, piemontesi, non vi sta chiedendo una gomma da masticare.
Ci sta semplicemente dicendo che dopo essersi innamorata perdutamente di qualcuno le basta davvero poco tempo per stancarsi e vivere anche quella che sembrava la relazione più eccitante di sempre allo stesso modo di come ha vissuto le sue precedenti fallimentari storie.

 

struggle

Fuck some sense into me.

 

9th of october

We never wanted a normal kind of love.
È la mia preferita e mi fa sentire precisamente così:

 

bad days

“Se fosse facile ti dimenticherei,
ma non ho mai capito come le persone riescano a passare da un cuore ad un altro,
oh se potessi lo farei anche io”

 

hey you got drugs?

 

Per ascoltare il disco premete qui e non dimenticate di dirmi cosa ne pensate su instagram (qui) o twitter (qui). Un baci8 🌹

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HEY! io sono ribster e siccome amo alla follia esprimere giudizi su argomenti che non mi competono, ho deciso di iniziare a farlo direttamente su un blog! se avete voglia di leggermi sparare a zero sui vostri artisti preferiti e volete scaricare la tensione insultandomi, SONO QUI!

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