La lunga stesura de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni

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“I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, uno dei maggiori capolavori della letteratura italiana, in origine non era come lo si studia oggi dietro i banchi di scuola: tra il “Fermo e Lucia”, la prima edizione dell’opera, e quella definitiva, sono intercorsi quasi vent’anni di rielaborazioni, correzioni e modifiche.

Il lavoro di rielaborazione stilistica e contenutistica dell’opera passa attraverso tre fasi e non poco lavoro: la prima edizione, “Fermo e Lucia”, è datata 1821-1823; la seconda, invece, dal titolo già definitivo “I Promessi Sposi”, vede la luce tra il 1823-1830, fino ad arrivare all’edizione definitiva, detta “quarantana” perché risalente al 1840.

Tra un’edizione e l’altra, le differenze sono notevoli: la prima edizione, ad esempio, presenta dei tratti più romanzeschi e delle digressioni addirittura più ampie rispetto a quelle della quarantana. Inoltre anche la lingua ha bisogno di essere ancora affinata: è contaminata fortemente dal francese e dal dialetto lombardo ed attinge ampiamente ai modelli letterari dell’epoca.

Nel 1824 inizia quindi il lavoro di revisione dell’opera che si concluderà solo nel 1840. Nel frattempo, l’intreccio diventa più dinamico e la lingua passa al toscano. Il romanzo acquista un tono più realistico, attinto dal quotidiano, a testimonianza della fede di Manzoni per il “vero storico”. Anche i personaggi acquistano maggior spessore e molti modificano il loro nome: un esempio tra tutti, Fermo Spolino diventa il celebre Renzo Tramaglino, così come lo conosciamo tutti.

 

Fonte immagini: Wikipedia

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