Tornerem a baita: Asiago e Mario Rigoni Stern

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Cos’hanno in comune una baita, della neve, un libro e una buona passeggiata? La risposta è solo una: Mario Rigoni Stern.

Alzi la mano chi non l’ha mai pensato: la letteratura è una noiosissima materia da fare sui libri, da imparare a memoria, da mettere nell’angolo una volta passata l’interrogazione. Vi sorprenderà sapere che si può fare (e non solo leggere) letteratura anche fuori dai banchi di scuola, magari con un paio di scarponi e uno zaino in spalla.

Si può fare con un autore come Mario Rigoni Stern, originario di Asiago. Con qualche centimentro di neve la magia è assicurata: leggere il Sergente tra i boschi dell’Altopiano, sentire il rumore dei passi sul manto candido, leggere ancora Stagioni nella parte invernale fa rivivere quelle parole, tanto da farle diventare un po’ parte della nostra storia.

Asiago è una piccola cittadina collocata sull’omonimo altopiano, ed è tutt’ora meta turistica e sportiva. Intorno, gli altri sei comuni dell’altopiano, in cui vige una legge sacra e non scritta: il rispetto della natura e dell’ambiente. Era così anche per Rigoni Stern, che alla sua baita ci è sempre voluto ritornare, soprattutto durante l’esperienza della ritirata di Russia: “tornerem a baita” è il ritornello che si legge spesso nel Sergente.

Vi invitiamo allora a leggere questo piccolo passo, e a immergervi nel paesaggio innevato (fratello di quella steppa russa) che vi proponiamo…

Quando vedo un maghrebino spalare la neve senza cappotto, o uno slavo lavorare da muratore su un’impalcatura tra la neve che cade, o un nero che cerca un poco di caldo nella sala d’aspetto di una stazione ferroviaria, allora penso che per loro è davvero freddo.
Fa moltissimo freddo in quelle città della Siberia dove non arrivano i rifornimenti, anche per i marinai bloccati dai ghiacci dell’Artico, per i vagabondi della Russia, per i bambini della Moldavia, per i clochard di Parigi, per i barboni di Milano e di Torino. I terremotati del Sud hanno dimostrato grande dignità e forza nel sopportarlo.
Noi che viviamo in case calde, che siamo ben nutriti, che abbiamo morbidi indumenti di lana consideriamo che anche questi sono uomini.
Già, queste ultime righe hanno parafrasato Primo Levi. Dobbiamo ricordare. Ricordiamo che sessantatre anni or sono 221 875 soldati italiani erano nel grande freddo della Russia: 74 800 non tornarono a baita; 26690 ritornarono congelati o feriti.

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