Una Vita In Capslock: il nuovo disco di M¥SS KETA è un’esperienza ultraterrena. [RIBVIEW]

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Una pelliccia da sciura, qualche goccia di profumo da stronza ed un bicchiere mezzo pieno di vodka al mirtillo: tutto ciò di cui avrete bisogno per avventurarvi nel viaggio interstellare gentilmente offerto dall’ascolto del nuovo lavoro discografico della sola & unica diva milanese, M¥SS KETA. Ecco cosa ne penso.

M¥SS KETA trascende le categorie di spazio e tempo. Aveva 18 anni negli anni Settanta, 19 nel 2001. Ha assistito coi suoi occhi agli eventi più sconvolgenti degli ultimi due secoli, molto spesso rimanendone coinvolta in prima persona. È stata lei a scoprire e lanciare la stella di Valeria Marini, quando entrambe erano delle giovani ma determinate immigrate italiane che muovevano i primi passi nelle gettonatissime factories di Andy Warhol, in compagnia dei più celebri artisti dell’epoca. Sono state le sue unghie laccate di rosso a scrostare i rimasugli di calotta cranica dal tailleur Chanel della sua amica Jackie la fatidica sera dell’omicidio del presidente JFK. Tutti ad Arcore serbano memoria delle sue istrioniche entrate in scena alle feste in sella ai più fieri cavalli purosangue. “Se sentivi qualcuno nitrire, che fosse un uomo o un equino, allora Keta era sicuramente arrivata al party” ha dichiarato l’attivista politica Nicole Minetti. “Troppi gli uomini importanti che hanno costellato la sua vita, ma quasi tutti innominabili a causa di insolubili inghippi legali” ha risposto l’avvocato Giulia Mezzogiorno alle nostre insistenti domande a proposito della misteriosissima vita sentimentale della sua assistita. Eppure nessuno riesce a dimenticare la furiosa lite che coinvolse lei ed il suo storico ex fidanzato, il Gabibbo, la notte dei Grammy Awards di qualche anno fa, e che spedì l’affermato showman ligure al pronto soccorso.

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la copertina del disco

La sua musica, nel primo vero album in studio UNA VITA IN CAPSLOCK, uscito il 20 aprile, si discosta dal milanocentrismo che ha caratterizzato i suoi primi lavori. Non si tratta di rinnegare le proprie origini, bensì di universalizzarsi per permettere alla propria arte di raggiungere anche coloro che non hanno mai contratto la sifilide stando inginocchiati nei cessi dei Magazza. I luoghi sono gabbie da cui evadere: la M¥SS si schioda dalla precisione dei riferimenti geografici, preferendo inebriare l’ascoltatore mugugnando e gemendo sopra basi dal suono impeccabile. È Parigi l’unica città a venire nominata, nella terzultima traccia del disco, ULTIMA BOTTA A PARIGI, in cui la cantante strizza l’occhio all’indiscusso capolavoro cinematografico del maestro Bertolucci. Ma è sufficiente osservare la copertina dell’album per cogliere chiari riferimenti anche ad un’altra filmografia, quella  kubrickiana: dagli occhiali a forma di cuore di Lolita alla scimmia di 2001: Odissea Nello Spazio.

Non conosce confini la cultura di questa donna di spettacolo, che in realtà è più uno spettacolo di donna, che è tutto e niente, che è chiunque e nessuno. Un’identità celata da un bavaglio griffato, scostato dal viso con prudenza e unicamente per un lasciarsi andare ad un drink o una botta. Un sinuoso corpo da diva stravolto e condotto alla follia da uno spirito dionisiaco di stampo nietzschiano. Musa ispiratrice di stilisti, fotografi e registi. Onirica come una pellicola di Fellini, cruda come una poesia di Pasolini, Keta conduce da tempo immemore una vita priva di qualsivoglia limite o costrizione, un’esistenza sfrenata all’insegna dell’illegalità e del puro edonismo. Una vita in capslock, per l’appunto, che ha finalmente trovato dignità artistica grazie alla sua celebrazione all’interno dei pezzi di questo disco.

 

UNA VITA IN CAPSLOCK

IL CAPSLOCK È UN MODO PER SFUGGIRE AL REALE, SOTTRAENDOSI AL QUOTIDIANO PER GUARDARLO CON GLI OCCHI DELL’ECCESSO. E QUESTO È SICURAMENTE UNO DEI BRANI MIGLIORI CHE L’ARTISTA ABBIA MAI CONDIVISO COL SUO ELITARIO GRUPPO DI SEGUACI. LO STO ANCHE SCRIVENDO IN CAPSLOCK PERCHÈ È GIUSTO COSÌ. DA OGGI SI SCRIVE, SI PARLA, SI SCOPA, SI VIVE IN CAPSLOCK.

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UNA DONNA CHE CONTA

Un accurato excursus attraverso alcune delle più chiacchierate liaisons che hanno segnato la vita artistica e sentimentale della cantante: da Antonio (coi) Ricci al Donald che pensava solo ai soldi, dal seducente Wojtyla col corpo di Cristo all’iconico ménage à trois con Belen & il casting director.

M¥SS KETA. Gianni Morandi & Belen Rodriguez conducono la sessantunesima edizione del Festival di Sanremo.

 

IRREVERSIBILE

“Ogni volta che assumi sostanze stupefacenti migliaia di neuroni vengono irreversibilmente persi: è un trauma. Tuttavia ci sono persone come me che non guardano al passato. Quel che è stato è stato. Ci si vede a Maracaibo, ragazzi”.

Keta posa in compagnia del suo storico socio in affari, Walter White.

 

MONICA

“Voglio una BMW GINA, il prototipo.
La mia vagina è un archetipo”

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SPAM

“Facciamo l’amore ballando la trap” -> io che tento di sedurre i maschi etero in pista quando entro al Volt.

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BOTOX

Io al termine della canzone:

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INFERNO

Dante & Virgilio si apprestano a raggiungere Keta sul traghetto di Caronte per collaborare alla creazione di questo ultraterreno brano.

 

STRESS

Io durante tutta la canzone:

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LA SCIMMIA È PAZZA

“Quando penso a D’Alema è quasi sempre un problema,
La mamma me lo diceva: non dovevo innamorarmi di un collega!”

 

SPLEEN QUEEN

“Attentato alla Virgin Active: il mio culo è una bomba!”

Keta posa in compagnia dell’amica d’infanzia Jill Cooper conosciuta sul set delle televendite dedicate al fitness e allo sport in onda su Mediashopping.

 

ULTIMA BOTTA A PARIGI

Nessuno mi toglierà dalla testa la convinzione che Francesca Michielin abbia prestato la voce per questa iconica traccia che è indubbiamente una delle migliori del disco.

 

INTERMEZZO

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AFTER AMORE

Un’opera che trattasse l’amore in termini tanto universalmente poetici non la si vedeva dei tempi del Simposio di Platone: After Amore è la traccia perfetta per suggellare il finale di questo capolavoro di arte contemporanea.

Se UVIC fosse un film, sarebbe sicuramente diretto da Dario Argento su soggetto di Eugenio Montale, con musiche curate da Ennio Morricone e Amanda Lear, fotografia di Lory Del Santo e la partecipazione straordinaria di Greta Garbo nel ruolo della seducente protagonista imbavagliata. Ma UVIC è meglio di un film, è un’esperienza ultraterrena, è un incontro ravvicinato del terzo tipo. UVIC è il frattale di Interstellar, la valigetta di Pulp Fiction, la mitragliatrice che Rose McGowan ha al posto della gamba in Planet Terror, le scarpette rosse de Il Mago di Oz, la pioggia di rane in Magnolia, il vibratore placcato d’oro che Scianel usa come microfono nella seconda stagione di Gomorra. Se volete anche voi farvi avvolgere dal piacere divino, quasi afrodisiaco, che questo disco è in grado di suscitare premete qui. E non dimenticatevi di contattarmi su twitter (qui) o instagram (qui) per dirmi cosa ne pensate. Un baci8 🌹

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HEY! io sono ribster e siccome amo alla follia esprimere giudizi su argomenti che non mi competono, ho deciso di iniziare a farlo direttamente su un blog! se avete voglia di leggermi sparare a zero sui vostri artisti preferiti e volete scaricare la tensione insultandomi, SONO QUI!
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