Come le app cambiano le città – Il caso di Venezia

Considerazioni sull'impatto di app di hosting sulle realtà cittadina di Venezia.

Piazza San Marco
Piazza San Marco - Venezia
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Le app di hosting (come Airbnb) sono sempre più utilizzate, specialmente in luoghi dove non esistono strutture alberghiere o dove la differenza di costo tra l’una e l’altra soluzione diventa significativa. Ma quale impatto hanno questi servizi sui paesi e sulle città su cui insistono?

In tutto il mondo sono state registrate proteste contro le app che offrono servizi di hosting. I sostenitori delle proteste sono talvolta albergatori talvolta comuni cittadini. I primi lamentano una concorrenza sleale causa tassazione (qui e qui). I secondi esprimono preoccupazione per i cambiamenti che osservano nel tessuto cittadino. Quali preoccupazioni nello specifico?

Vediamo il caso di Venezia e, nello specifico, del centro storico e non di tutta l’area metropolitana. Il centro storico, con le sue ridotte dimensioni, ha preso in pieno l’ondata del turismo 2.0. Mareggiate di turisti “mordi e fuggi”, figli dell’epoca del viaggio low cost. Quanti turisti esattamente? Si parla di una media di 25 milioni all’anno (quasi 70 mila al giorno). Per inciso, l’attuale numero di residenti (in caduta costante) è sceso sotto quota 54 mila.

Nel corso degli anni le strutture alberghiere sono aumentate notevolmente. Dai 327 alberghi del 2000, ai 431 del 2014. Le strutture extra-alberghiere, come gli appartamenti in affitto, da 185 a 2727. Solo nel centro storico sono presenti circa 30 mila posti letto (tra alberghi e appartamenti).

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Appartamenti (rosso) e camere private (verde) in affitto nel solo centro storico. (Dati InsideAirbnb)

Ma ecco i numeri: sono 5012 le strutture private in affitto nel 2018. Di queste, 3997 sono appartamenti interi. Seguono 971 camere private e 44 condivise. Mediamente gli appartamenti sono destinati ad uso turistico per circa 200 notti all’anno (6-7 mesi circa). Nei restanti giorni sono occupati dal proprietario, che risiede. Il proprietario è infatti un residente che per 5-6 mesi abita in città, dunque ne sfrutta i servizi, e vive la città come un normale cittadino.

Il problema per i cittadini riguarda quegli appartamenti destinati esclusivamente all’uso turistico. Come è semplice immaginare, un appartamento a destinazione esclusivamente turistica non potrà essere disponibile per residenti o per chi vorrebbe venire ad abitare.

Dunque quanti sono gli “appartamenti esclusivamente turistici” rispetto al totale dei 5012? Quasi il 90%! Un numero esatto di 4413 (tra appartamenti interi e camere). In più, il 68% di queste strutture è di proprietà di soggetti che possiedono più di una struttura. Si tratta di un vero e proprio business. In alcuni paesi (ad esempio in Germania) esistono leggi a protezione delle strutture residenziali. Questo per evitare che troppi appartamenti vengano convertiti ad uso turistico e, detta in parole povere, non ce ne siano più per chi vorrebbe abitare.

La situazione a Venezia è purtroppo proprio questa. In quel 90% di appartamenti destinati ad uso esclusivamente turistico, i proprietari non risiedono. Hanno semplicemente la proprietà. In questo modo si rende molto difficile attirare nuovi residenti in centro storico, proprio per il fatto che le abitazioni in vendita sono poche. Invece di vendere una casa che non si usa, si preferisce metterla in affitto a scopo turistico.

Inoltre, se per effetto di queste politiche, la città diventa sempre più dormitorio per turisti, anche i prezzi, la diversificazione dei servizi e il costo della vita si adegueranno di conseguenza, con ricadute negative sul residuo di popolazione residente.

Tutto questo ha portato alla recente manifestazione davanti al comune, Ca’ Farsetti, per chiedere al Sindaco e alla Giunta di agire nei confronti di questa situazione. Ma non è solo Venezia, ormai è anche Firenze. Al di fuori dei confini nazionali possiamo citare anche Barcellona, letteralmente assediata dal turismo di massa, dove ci fu un vero e proprio scandalo per appartamenti in affitto senza licenza.

A tutti piace viaggiare, se si riesce a farlo risparmiando si è ancora più felici. Le app sono dei semplici strumenti, è il contesto in cui vengono utilizzati che fa la differenza tra un uso buono e cattivo. In questi casi l’ultima parola dovrebbe spettare alla politica locale che, da residente nel centro storico di Venezia, mi auguro dia ascolto al nostro disagio.

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Ho 26 anni, di Venezia. Studio Fisica all'Università di Padova. Mi piace analizzare in modo più asettico e meno di pancia i temi dell'attualità e scientifici, ricavando notizie da più fonti e confrontandole in modo da estrarre l'informazione, al di là delle preferenze personali.
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